Facciamo un tratto di strada insieme
Mi occupo di adulti a livello individuale da oltre 20 anni per problemi di vario tipo, come ansia, depressione, fobie, attacchi di panico, disturbi di personalità, scarsa autostima, crisi coniugali, difficoltà genitoriali, eventi traumatici, dipendenze, problemi lavorativi, gestione dello stress, problemi di autostima, lutto. La mia esperienza lavorativa come psicologo e psicoterapeuta sia nel privato sia in ambito pubblico in un Centro di Salute Mentale mi ha permesso di acquisire una solida preparazione anche con la patologia grave che, da alcuni anni ormai, affronto anche con l’ausilio della EMDR.
Per età adulta si intende l’età che a grandi linee va dai 30 ai 60 anni circa. Si tratta di un’età in cui, se le cose nella nostra vita sono andate fino a quel momento sufficientemente bene, abbiamo maturato un buon equilibrio personale che ci ha consentito di affrontare di volta in volta le prove della vita in modo adeguato. Se la nostra infanzia e la nostra adolescenza ci hanno permesso uno sviluppo armonico nel rapporto con noi stessi e con gli altri, abbiamo potuto fare nostra un’adeguata sicurezza in noi, abbiamo sviluppato un adeguato senso del nostro valore e complessivamente siamo stati in grado di affrontare bene fino a quel momento le prove dell’esistenza. Il nostro equilibrio psichico, tuttavia, non è mai statico e non va pensato come un conseguimento fisso e inscalfibile una volta raggiunto. Fino a che le tensioni e le sollecitazioni a cui la vita ci sottopone vengono controbilanciate in modo adeguato dalle nostre risorse e dalla nostra capacità di fronteggiarle tutto procede, ma capita lungo il cammino di imbattersi anche in prove inedite a cui si arriva impreparati o scarsamente preparati. Nella vita si possono presentare, a volte anche improvvisamente, cambiamenti di vario tipo che a seconda della gravità possono produrre in noi disequilibri di varia intensità e questi disequilibri a volte diventano sintomi. Per fare solo qualche esempio, può essere il caso di un matrimonio che va in crisi, oppure una malattia grave che colpisce un nostro caro o noi stessi, oppure un qualunque altro evento che ci solleciti su un’area più delicata di noi a cui non era mai stato dedicato uno spazio di pensiero. In questi casi si rende necessario affidarsi alla figura di un professionista. Il nostro equilibrio, il nostro assetto che fino a quel momento aveva funzionato adeguatamente viene messo in crisi da una perturbazione o una turbolenza di qualche tipo che rende necessario un nuovo equilibrio, un nuovo equilibrio che magari da soli non siamo in grado di raggiungere. In questi frangenti lo psicologo o lo psicologo psicoterapeuta si affiancano alla persona come un compagno di viaggio lungo un tratto di strada che condurrà come obiettivo al raggiungimento di un nuovo equilibrio più funzionale rispetto alle pressioni e alle nuove prove che la vita ha riservato.Esistono diverse scuole di Psicoterapia (di orientamento psicoanalitico, sistemico-relazionale, analitico-transazionale, della Gestalt per fare solo alcuni esempi) e ognuna di esse attribuirà un'importanza particolare ad alcune specifiche dimensioni a scapito di altre. Avere un orientamento psicoanalitico significa attribuire un’importanza centrale quantomeno a quattro elementi: all’inconscio, ai sogni, alla dinamica transfert e controtransfert e alla resistenza (maggiori approfondimenti a questo link).
Il lavoro di un psicoterapeuta psicoanalitico consiste nell’esplorazione di quanto sta alla base della sofferenza del presente e nella progressiva decostruzione delle credenze patogene, degli schemi di pensiero e dei comportamenti disadattivi, che affondano le loro radici nella storia individuale e familiare della persona.
In una psicoterapia psicoanalitica ci saranno anche elementi di natura supportiva, che sono più specifici del sostegno psicologico, ovvero interventi del terapeuta come incoraggiamenti, elogi, validazione empatia e psicoeducazione, ma il lavoro sarà per così dire “elastico” e includerà - nei modi e nei tempi più adeguati - anche per esempio l'intervento più espressivo che la psicoterapia psicoanalitica contempli, ovvero l’interpretazione. Con l'interpretazione il terapeuta tenta di fornire al paziente insight e comprensione rispetto ad elementi che si trovano al di fuori della sua coscienza. In altre parole si tratta di rendere conscio qualcosa che prima era inconscio. Il fine è promuovere nella persona lo sviluppo di una consapevolezza profonda di sè e un rapporto più armonico con sè stessa e con gli altri, unitamente ad un senso di autenticità e unicità nella direzione della realizzazione personale, affettiva e professionale.
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Nel mio studio a Torino ricevo da anni giovani adulti per problemi come ansia, depressione, difficoltà relazionali con i pari e con la famiglia, disturbi di personalità, disturbi psicosomatici, lutto. Per giovani adulti si intendono per convenzione le persone di età compresa fra i 18-19 anni e i 30 anni circa, ovvero l’età di mezzo in cui non si è più adolescenti e non si è ancora del tutto adulti. Ovviamente è una fascia d'età molto ampia, un territorio talmente vasto che è come se dicessimo che abbiamo una grande area geografica compresa fra la Spagna e l’Italia.
Inoltre quella appena tracciata è una distinzione di tipo anagrafico, ma dal punto di vista psicologico non ci sono mai linee di demarcazione del tutto nette, infatti anche in un adulto di 40 o 50 anni possiamo trovare nuclei irrisolti risalenti all’adolescenza o all’infanzia. È pur vero, tuttavia, che in generale le prove a cui sono chiamati i giovani adulti sono davvero peculiari e differiscono rispetto a quelle di chi ha raggiunto per esempio i 40-50 anni. Verso i 18-19 anni, per esempio, è ancora in corso la piena costruzione della propria identità, e anche la scelta di un lavoro specifico o di un percorso di studio universitario non di rado presenta difficoltà proprio per ragioni identitarie. In altre parole trovare la propria strada implica un’identità stabile, ed è per mezzo di questa che è possibile identificare (appunto) un certo cammino come corrispondente a ciò che si è. Unitamente a questo, in Italia nello specifico, per motivi sociali ed economici, ad esempio non è semplice come in altri paesi conquistare una piena indipendenza economica dalla famiglia di origine e tutto questo coesiste, alimentandola ulteriormente, con una difficoltà di svincolo di ordine psicologico, il che a sua volta ha intrecci significativi con l’identità. Occorre separarsi psicologicamente dalla famiglia di origine e il bisogno è quello di arrivare ad una stabilità affettiva, identitaria, economica, ma lungo il cammino si possono presentare problemi lavorativi, con conseguenti difficoltà di realizzazione personale, ma anche problemi nella costruzione del proprio Sè adulto.
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La psicoterapia è un lavoro personale di tipo emotivo-cognitivo (e anche corporeo, per motivi che verranno descritti meglio negli approfondimenti che verranno pubblicati prossimamente
qui) che punta al cambiamento profondo della personalità.
Esistono diverse scuole di Psicoterapia (di orientamento psicoanalitico, sistemico-relazionale, analitico-transazionale, della Gestalt per fare solo alcuni esempi) e ognuna di esse attribuirà un'importanza particolare ad alcune specifiche dimensioni a scapito di altre. Avere un orientamento psicoanalitico significa attribuire un’importanza centrale quantomeno a quattro elementi: all’inconscio, ai sogni, alla dinamica transfert e controtransfert e alla resistenza (maggiori approfondimenti a questo link).
Il lavoro di un psicoterapeuta psicoanalitico consiste nell’esplorazione di quanto sta alla base della sofferenza del presente e nella progressiva decostruzione delle credenze patogene, degli schemi di pensiero e dei comportamenti disadattivi, che affondano le loro radici nella storia individuale e familiare della persona.
In una psicoterapia psicoanalitica ci saranno anche elementi di natura supportiva, che sono più specifici del sostegno psicologico, ovvero interventi del terapeuta come incoraggiamenti, elogi, validazione empatia e psicoeducazione, ma il lavoro sarà per così dire “elastico” e includerà - nei modi e nei tempi più adeguati - anche per esempio l'intervento più espressivo che la psicoterapia psicoanalitica contempli, ovvero l’interpretazione. Con l'interpretazione il terapeuta tenta di fornire al paziente insight e comprensione rispetto ad elementi che si trovano al di fuori della sua coscienza. In altre parole si tratta di rendere conscio qualcosa che prima era inconscio. Il fine è promuovere nella persona lo sviluppo di una consapevolezza profonda di sè e un rapporto più armonico con sè stessa e con gli altri, unitamente ad un senso di autenticità e unicità nella direzione della realizzazione personale, affettiva e professionale.
Frequenza degli incontri e durata del percorso
Il percorso ha una durata maggiore rispetto ad un percorso di sostegno psicologico e la frequenza degli incontri è più assidua.
Il sostegno psicologico ha come obiettivo il benessere psicofisico della persona ed è indicato nei casi in cui serve un aiuto per superare un momento di difficoltà temporaneo su un problema specifico, come ad esempio un cambiamento lavorativo o una fase particolare caratterizzata da un mutamento nel proprio contesto familiare e affettivo. Il sostegno psicologico procede facendo leva sulle risorse della persona aiutandola a mobilitarle al meglio e rinforzandole.
Questo sostegno richiede una competenza specifica in materia di disturbi psichiatrici, una conoscenza approfondita del funzionamento dei Servizi (ovvero ASL, CSM, Spdc, Rete Ospedale Territorio, Servizi Sociali del Comune) e comporta un’articolazione leggermente differente rispetto al sostegno psicologico, per così dire, classico.
È un lavoro in cui più che mai occorre, caso per caso, un inquadramento accurato del quadro familiare, valutando limiti e possibilità dell’intervento, alla luce della richiesta specifica della famiglia. Naturalmente per le ragioni sopra menzionate occorre che il terapeuta privato sappia interfacciarsi e lavorare in integrazione in maniera adeguata con i Centri di Salute Mentale che spesso, anche se non sempre, hanno in carico la persona per la quale la famiglia chiede sostegno.
Il sostegno deve prevedere un’ampia parte di lavoro psicoeducativo, che consenta a chi ne fa domanda di conoscere adeguatamente le specifiche caratteristiche del disturbo. È comune che in famiglia si generino tensioni anche molto elevate, che diversamente sarebbero evitabili, poiché (in perfetta buona fede) si attribuisce al carattere del familiare ciò che invece è a tutti gli effetti una diretta manifestazione del disturbo psichiatrico. Da questo punto di vista, si può definire questo tipo particolare di sostegno psicologico come una sorta di bussola che permette al familiare di orientarsi poco alla volta sempre meglio nel territorio quasi sempre sconosciuto del disturbo mentale grave.
La costruzione di questa sorta di bussola può richiedere un tempo variabile a seconda dei casi, ma capita che a volte servano molti incontri, specialmente quando gli elementi di gravità sono molteplici. Inoltre la famiglia è spesso alle prese con tali turbolenze che arriva alla consultazione con l’impellente bisogno di risposte e soprattutto soluzioni immediate. Questa urgenza è ciò che induce spesso a chiedere al clinico, anche comprensibilmente, un rimedio immediato di tipo comportamentale (“Che cosa devo fare quando fa così?”), quasi uno schema d’azione disponibile da subito come se fosse un passepartout pronto all’uso.
Come sappiamo, esso è uno strumento in grado di aprire tutte le porte, per esempio, di un albergo. Nel lavoro con i familiari non di rado il bisogno impellente di quel passepartout a risoluzione immediata viene meno quando la famiglia viene ascoltata con attenzione e realizza da sè che, a ben vedere, non occorre un unico strumento come il passepartout che apre tutto, ma servono al contrario diversi strumenti per aprire diverse “porte”. Risposte specifiche per specifiche questioni, le quali richiedono prima di tutto una loro decodifica, una loro lettura.
Ecco, il lavoro consiste appunto anche in questo, ovvero nella costruzione di questa capacità di lettura. Quest'ultima può essere appunto accostata ad una sorta di bussola, una bussola che viene fornita in prima battuta dall'esterno da parte del terapeuta, ma che poi prende forma nella mente dei familiari. A quel punto capita che siano i familiari a trovare da sè nel corso dei colloqui varchi e possibilità, laddove prima regnavano confusione e agitazione. Si tratta di varchi e possibilità derivanti ovviamente dall'aver potuto ospitare pensieri diversi che in altra maniera non avrebbero potuto prendere forma, vie che non erano mai state notate e neppure intraviste, proprio come capita quando camminiamo in strada e il nostro sguardo è rivolto solo in alcune direzioni.
Frequenza degli incontri e durata del percorso
Il sostegno psicologico ha una frequenza di incontri quindicinale e ha una durata complessiva di qualche mese, anche se è possibile comunque impostare un lavoro di sostegno con una frequenza maggiore, ad esempio settimanale. Naturalmente la frequenza degli incontri può variare anche a seconda delle necessità presentate dalla persona
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